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Dare forma all’energia del futuro: Trussoni vince il concorso di idee CVA e ne rappresenta l’identità

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Raccontare l’identità del Gruppo CVA, in relazione ai suoi valori fondanti – sostenibilità, innovazione, sicurezza – e all’importanza centrale delle energie rinnovabili che costituiscono il cuore e l’impegno dell’azienda: questo l’obiettivo con cui, in occasione dei suoi vent’anni di attività, CVA ha chiamato all’appello gli artisti del territorio valdostano. Un concorso di idee per realizzare una scultura “a tutto tondo” rappresentativa di CVA, della Valle d’Aosta, delle energie rinnovabili e dei 20 anni del Gruppo: dalla selezione della Commissione e dal voto dei dipendenti del Gruppo CVA, è risultata vincitrice l’opera dell’arch. Elisabetta Trussoni, “Entelechia”, dal greco “essere compiuto, essere in atto”, che ha saputo rappresentare al meglio i temi del concorso. “L’architettura è uno strumento che crea ordine tra forze non sempre in armonia tra loro” spiega Trussoni. Una visione comune all’attività di CVA che, da vent’anni, mette in relazione uomo e natura in un processo virtuoso: sono proprio i cicli della filiera dell’energia del futuro i protagonisti dell’opera, rappresentati nella circolarità di una sfera che, afferma Trussoni, “simbolo della perfezione, è inserita in un processo energetico più circolare possibile, utilizzando fonti rinnovabili, che sfruttano coscienziosamente la preziosa energia presente in natura”.

Come e con quali obiettivi nasce l’idea di partecipare al concorso di idee indetto da Cva in occasione dei suoi 20 anni?

Il concorso mi ha subito ispirata perché forniva un’occasione di lavorare nella mia regione d’origine, ma anche per il tema dell’energia e delle fonti rinnovabili che, avendo studiato Architettura per la Sostenibilità, è per me di grande rilevanza. Ho pensato che questa scultura potesse rientrare nel percorso di ricerca visiva e artistica “navenietrussoni”, cui mi sto dedicando da qualche anno con la collega e amica Nicoletta Aveni. Sono venuta a conoscenza del bando grazie ad un altro creativo valdostano, mio caro amico, e ho aderito con grande entusiasmo all’iniziativa.

In che modo l’architettura può farsi portatrice dell’orizzonte valoriale di un’azienda? Qual è il valore aggiunto di raccontarsi attraverso un’opera?

L’architettura è fondamentale nel trasmettere l’identità e l’operatività di un’azienda. Non solo dal punto di vista pratico e funzionale e di razionalizzazione degli spazi: ha il compito di dare un ordine, in cui emergono i valori aziendali. L’architettura deve anche esprimere, comunicare, attraverso gli spazi, le geometrie, le scelte dei materiali, le strategie costruttive ed impiantistiche. Questo vale sia internamente, per chi lavora nell’azienda e fruisce dello spazio quotidianamente, sia verso l’esterno, con cui c’è necessità di comunicare. Specialmente per un’azienda come CVA, che opera mettendo in comunicazione uomo e natura, l’architettura è uno strumento che crea ordine tra forze non sempre in armonia tra loro. Quindi è compito del progettista la capacità d’inserire nel suo lavoro, che sia dal “cucchiaio alla città” per citare una celebre frase di Rogers del ‘52, elementi di sostenibilità ambientale sociale ed economica.

Fra le 14 idee proposte, la commissione e i dipendenti del Gruppo Cva hanno scelto la sua proposta: “Entelechia”, dal greco “essere compiuto, essere in atto”. Cosa andrà a rappresentare la scultura e qual è il concetto che ne ha guidato l’ideazione?

Entelechia, dal greco entelékheia, da en télei ékhein, significa “essere compiuto, essere in atto”, o da entelés ékhein “esserein modo compiuto, perfetto”. La mia proposta racconta il concetto di circolarità: vengono messi in scena i cicli virtuosi della filiera dell’energia del futuro, una sorta di entelechia energetica. Il Futuro a cui da sempre sta puntando la CVA. Il tutto si compone in una geometria volutamente molto pulita e semplice, in cui la forza dell’acqua, il calore del sole e il soffio del vento diventano parte di essa. Difatti, il sole ne riscalderà i materiali e darà lucentezza al metallo, l’acqua si poserà su di essi facendone cambiare colore e riflessi, infine, il vento la farà vibrare.  La sfera avrà una finitura lucida per evidenziarne la perfezione.

Come si struttura l’opera? I materiali utilizzati, andranno a evocare il territorio valdostano in quali aspetti?

La scultura è realizzata principalmente con due materiali: la pietra e il metallo. Nel dettaglio, l’opera si compone di un basamento formato da un blocco lapideo semilavorato in alcune parti, in cui s’inseriscono due anelli metallici concentrici, a richiamare il logo d’azienda. Nel cerchio più grande orbita una sfera in marmo di Cogne. La concezione e fabbricazione, di tale scultura, affondano le radici in terra valdostana: i materiali lapidei sono completamente di provenienza da cave locali; mentre, tutte le lavorazioni verranno eseguite con la collaborazione di aziende, artigiani e maestranze locali, che oltre a conoscere la natura dei materiali e i luoghi di provenienza, ne conoscono anche il futuro luogo di posa.

Quali sono i valori che ha in comune con CVA e che l’hanno portata a interpretare al meglio l’obiettivo del concorso?

Da oltre 20 anni l’azienda si affida alle forze presenti in natura, le trasforma e le mette a disposizione delle persone, l’opera rappresenta metaforicamente questo processo virtuoso, gli elementi principali sono uniti in un rapporto divenuto negli anni indissolubile e di rispetto reciproco.

La sfera, simbolo della perfezione, è inserita in un processo energetico più circolare possibile, utilizzando fonti rinnovabili, che sfruttano coscienziosamente la preziosa energia presente in natura, nell’ottica di ottimizzazione e risparmio. Cicli, non solo puliti e sostenibili, bensì in continua rigenerazione e rinnovabili.

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