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Il dibattito sull’impatto paesaggistico delle pale eoliche. Quali sono le argomentazioni a favore e contro?

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01Il settore eolico al centro della “Sindrome di Nimby” 02La bellezza dei territori che ospitano i parchi eolici in una guida

La chiamano Sindrome Nimby, acronimo dell’espressione inglese Not In My Back Yard (letteralmente, non nel mio cortile) ed è tra i maggiori nemici nello sviluppo di nuovi impianti. Di cosa si tratta? In un atteggiamento di opposizione nei confronti di un’opera di interesse pubblico che viene ritenuta fastidiosa dalla comunità vicino alla quale dovrebbe sorgere. Le proteste nascono per tante ragioni: si temono specialmente effetti sulla qualità della vita, sull’ambiente, sulla salute.

01Il settore eolico al centro della “Sindrome di Nimby”

In Italia uno dei settori che si trova al centro di più contestazioni è proprio quello energetico. E ad analizzare bene la questione si scopre che, secondo l’Osservatorio Nimby, tra gli impianti di produzione di energia elettrica oggetto di controversia, il 73% utilizza fonti rinnovabili. Questo nonostante il PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima 2030) abbia l’obiettivo di raggiungere una quota di energia prodotta dalle FER (Fonti energetiche rinnovabili) nei consumi finali lordi di energia pari al 30%.

Nonostante ci siano numerose regole da rispettare per la loro costruzione, tra le “vittime illustri”, compaiono anche i parchi eolici che sappiamo essere una risorsa green il cui sviluppo risulta strategico per attuare la transizione energetica nel nostro Paese.Ad esempio, un parametro importante da rispettare nella progettazione di nuovi impianti eolici riguarda le distanze da oggetti e manufatti già presenti sul territorio. Ogni Regione stabilisce le distanze da rispettare fornendo indicazioni precise per tutelare i centri abitati, le aree archeologiche e la costa. Accanto ai regolamenti regionali ci sono anche indicazioni tecniche da seguire per evitare un forte impatto ambientale. È fondamentale evitare il cosiddetto “effetto selva” che provoca sia un disturbo a livello di percezione visiva (causato dalla distribuzione disordinata di un numero elevato di pale e dall’asincronismo nella rotazione delle stesse), sia un calo delle prestazioni delle turbine a causa dell’interazione tra i movimenti delle pale.

02La bellezza dei territori che ospitano i parchi eolici in una guida

A prendere posizione in questo dibattito c’è anche Legambiente, che lo fa attraverso un progetto all’insegna del turismo sostenibile intitolato “Guida turistica dei parchi eolici italiani”. In rassegna, 11 impianti italiani da scoprire attraverso una serie di itinerari tra percorsi ciclabili, borghi, arte ed enogastronomia. L’obiettivo è mostrare come transizione energetica e valorizzazione del paesaggio possono trovare un perfetto equilibrio andando alla scoperta della bellezza di località dove sorgono grandi impianti eolici: ne sono un esempio Rivoli Veronese, Fortore Molisano, Tocco di Casauria, Cairo Montenotte, Savona, Pontinvrea, Scansano, Carpinaccio e “Cretto” di Gibellina. È tempo di iniziare a programmare le vacanze e queste potrebbero essere delle mete interessanti da visitare.

 

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