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SeaClear: i robot che spazzano i rifiuti dagli oceani

3 minuti
01Mille leghe (e robot) sotto i mari 02Una storia di robot subacquei e pinze trasformabili 03Il test di prova nelle acque del porto di Amburgo

L’automazione arriva fino in fondo all’oceano per risolvere il problema dei rifiuti dispersi sui fondali grazie a SeaClear (SEarch, identificAtion and Collection of marine Litter with Autonomous Robots) un progetto che vede all’opera un gruppo di robot capaci di collaborare tra loro per cercare, identificare e raccogliere gli scarti abbandonati nei mari.

Si tratta di un’iniziativa europea organizzata nell’ambito di Horizon 2020, lo strumento di finanziamento alla ricerca scientifica e all’innovazione della Commissione europea.

01Mille leghe (e robot) sotto i mari

Partiamo dall’inizio di quello che sembra un racconto di fantasia: una nave senza equipaggio col nome di SeaCat procede alla scansione del fondo degli oceani e individua rifiuti e detriti attraverso un ecoscandaglio. Ottiene in questo modo una mappa 3D della superficie esaminata, alla quale riesce a collegare tutte le informazioni utili.

È proprio questa nave madre a rivestire un ruolo centrale nell’intero processo perché è da lei che prima partono e poi tornano tutti gli altri robot che, in comunicazione costante tra loro, svolgono ognuno le proprie mansioni.

C’è anche il colpo di scena nel caso di acque molto limpide: solo in questo caso entra a far parte del gruppo addirittura un drone, nome in codice DJI Matrice M210 RTK, in grado di compiere la stessa analisi dei fondali direttamente dall’aria, ottenendo un resoconto su porzioni di fondo più estese.

02Una storia di robot subacquei e pinze trasformabili

Fatto questo, entrano in scena, o meglio dire in acqua, dei robot subacquei che effettuano una ricerca più dettagliata direttamente sul fondo degli oceani, riuscendo a individuare anche i rifiuti più piccoli grazie a una scansione più ravvicinata con una fotocamera, un sonar, un metal detector e altri sensori.

A questo punto è il turno di Tortuga, un robot che ha il compito di raccogliere i rifiuti scansionati e individuati precedentemente dai “colleghi” e localizzati sulla mappa. Come fa? Tortuga utilizza una speciale pinza che in situazioni difficili si trasforma in aspirapolvere.

Ogni rifiuto così raccolto viene diligentemente posto all’interno di un cesto che non lascia fuoriuscire neanche la minima parte dello scarto recuperato perché si adatta perfettamente alla pinza.

Infatti, si tratta di un cestino intelligente, capace di comunicare con il robot sottomarino per analizzare le caratteristiche del rifiuto e garantirne una perfetta cattura.

03Il test di prova nelle acque del porto di Amburgo

Seaclear sta facendo la sua “gavetta” nelle acque del porto di Amburgo, dove è chiamato a recuperare gli scarti plastici del fiume Elba e dove le sue capacità sono messe alla prova dalle acque torbide, dalle correnti e dal traffico navale del grande porto.

Un esame da superare in fretta, per poi prendere il largo e ripulire finalmente l’immensità dell’oceano.

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