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Il costo ambientale di essere online: quante emissioni produce Internet?

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01Dati discordanti sull’inquinamento digitale 02Imprese tecnologiche virtuose

Prima di cambiare smartphone, pc o Tv pensaci bene: è questo il comportamento di maggiore impatto ambientale che scienziati, studiosi e ricercatori condannano. Il motivo? La maggior parte delle emissioni del settore digitale deriva proprio dalla produzione dell’hardware, cioè si verifica nelle fasi di fabbricazione dei diversi dispositivi e non durante il loro funzionamento che provoca solo un limitato consumo di energia elettrica. Invece, risultano enormi le quantità di energia, acqua e materiali (alcuni dei quali rientrano nelle cosiddette terre rare, elementi estremamente inquinanti nel loro processo di estrazione) necessari a produrre quei chip che sono alla base di ogni apparecchio digitale entrato a far parte della nostra quotidianità. Basta pensare, ad esempio, che due terzi dell’energia consumata nell’intero ciclo di vita di un computer risalgono al momento della sua produzione e solo un terzo nel corso del suo prolungato utilizzo.

01Dati discordanti sull’inquinamento digitale

Non c’è la stessa convergenza di opinioni e dati su quanto i nostri comportamenti digitali possano impattare sull’ambiente: quanto inquiniamo inviando e-mail, facendo video-call aziendali o postando foto sui social? Secondo recenti dichiarazioni del ministro per la Transizione Ecologica Roberto Cingolani, il comparto digitale produrrebbe il 4% dell’anidride carbonica planetaria contro il 2% di quello generato dall’intero traffico aereo. Secondo il ministro bisognerebbe dunque usare internet con maggiore sobrietà, spiegando qualche strategia salva-emissioni: ad esempio, se si risponde a una mail “mandate il link invece dell’attachment e casomai qualche post inutile risparmiatevelo”. Perché? Cingolani ha spiegato che inviare un’email con un allegato da un megabyte equivarrebbe a tenere accesa una lampadina da 60W per mezz’ora. Tuttavia c’è da precisare che gli studi che si occupano delle emissioni prodotte dal settore digitale sono pochi e spesso presentano risultati con una forte variabilità. Secondo un recente articolo pubblicato sulla rivista Patterns, le stime delle ricerche elaborate negli ultimi anni in tema di emissioni del settore digitale (o più precisamente del settore ICT, che comprende i sistemi di telecomunicazione, i computer e le tecnologie che consentono le comunicazioni digitali) registrano dati che variano dall’1,8 % al 6,3% delle emissioni totali. Secondo gli analisti dello studio pubblicato da Patterns, una stima probabile si attesta tra i valori 1,8–2,8 %, che però si alza a 2,1–3,9 % se si tengono in considerazione anche le emissioni prodotte dalla “supply chain” del settore tecnologico. Al contrario, alla domanda su quali siano le principali fonti di emissioni del settore digitale, la risposta degli scienziati sembra unanime: i dispositivi usati dagli utenti (pc, smartphone); i data center, cioè i luoghi che ospitano i server che contengono i dati dei siti internet e del cloud, e che sono molto energivori; infine, le reti di telecomunicazioni.

02Imprese tecnologiche virtuose

E in futuro cosa accadrà? Pare che le emissioni di internet siano destinate ad aumentare visto che il numero di persone connesse aumenta senza sosta (oggi 4,6 miliardi), aumentando la domanda di dispositivi, infrastrutture digitali e la quantità di dati utilizzata da ciascun utente. E più aumentano i dati utilizzati più aumenta il fabbisogno di energia elettrica per i data center e per le reti. Per arginare l’impatto ambientale, molte aziende tecnologiche occidentali si stanno impegnando a rendere più efficienti i data-center, che in alcuni casi vengono alimentati da energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili. Ma si tratta di un numero limitato di aziende virtuose, che si contrappongono a una miriade di aziende nelle quali il funzionamento di internet dipende ancora da energia generata da combustibili fossili.

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